Yakuza: la mafia giapponese - Antonio Nicaso

Categoria: Il Giappone di oggi
Pubblicato Venerdì, 19 Luglio 2013 12:58
Scritto da Super User
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Un esercito di 90mila uomini, presenti oltre che in Giappone, negli Usa (California e Hawaii), nell'America del Sud, in Europa, nelle Filippine, nel sud-est asiatico ed in Australia (Queensland), con un giro d'affari annuo stimato in quasi 1.500 miliardi di yen, circa 22mila miliardi di lire. Da secoli la Yakuza domina il Sol Levante, graziata da un'impunità che ha permesso la sua crescita incontrollabile.

Le Origini
La matrice di questo complesso di organizzazioni criminali, finanziarie e politiche risale al XV secolo, ai tempi delle caste feudali. Bande più o meno organizzate ("machi-yakko", servitori del popolo) nascono intorno al 1612 per contrastare l'arroganza dei samurai che, in quegli anni, seminano morte e paura. Sono ammantate da un alone di romanticismo alla Robin Hood e godono di un grosso consenso popolare. Tra loro si distinguono principalmente i Tekiya ed i Bakuto. I primi traggono origine dai yashi, gruppi di venditori ambulanti che si erano dati un'organizzazione per proteggere i loro interessi dalla dittatura della famiglia Tokugawa (1542-1612), signori incontrastati del Giappone. I Tekiya , col tempo, da venditori si trasformano in truffatori ambulanti. Mentono sui loro prodotti, ingannando la gente dei villaggi. Fino ad arrivare a forme di taglieggiamento sul territorio in cui operano. Diverso il ruolo dei Bakuto, i quali - sin dall'inizio - si limitano a controllare il gioco d'azzardo, guardandosi bene dall'inimicarsi le autorità locali. Si deve ad un gioco praticato e diffuso ai tempi dei Bakuto, l'hanafuga (il gioco dei fiori), e più precisamente alla combinazione perdente di tre carte (8-9-3 : ya-ku-sa) il nome che oggi viene usato per identificare la mafia giapponese. Ai Bakuto si deve anche la tradizione del dito mozzato (come gesto riparatore) e dei tatuaggi diffusi su tutto il corpo (come segno di appartenenza inalienabile alla ikka o gumi, la famiglia mafiosa). Nella seconda metà dell'Ottocento la Yakuza comincia a godere sempre più di vaste protezioni, vantando solidi legami con l'apparato economico. Si lega a doppio filo con gli ultranazionalisti e partecipa a quella campagna di terrore, denominata "governo per omicidio" e costellata da una lunga catena di assassinii di personaggi politici, tra cui due primi ministri e altrettanti ministri delle Finanze. Tollerata anche dagli americani durante la loro occupazione nella seconda guerra mondiale, la Yakuza acquista la forza necessaria per espandersi. Le pistole sostituiscono le sciabole. Ed i boss, sull'esempio del gangsterismo americano, cambiano addirittura look : occhiali da sole, vestiti scuri, camicie bianche, cravatte in tono. Crescono anche di numero, aumentando dal 1958 al 1963 del 150% : 184mila affiliati distribuiti in 5.200 gang.

 

La struttura

 

La Yakuza è un complesso di organizzazioni a sviluppo verticale che riflettono le caratteristiche patriliniari della società giapponese: Oyabun: il capo, conosciuto anche come kumicho, boss dei boss.
Saiko komon: consigliere anziano, spesso a capo di alcune centinaia di uomini.
Sohonbucho: il capo del quartier generale dell'organizzazione.
Wakagashira: numero due.
Fukuhonbucho: assistente.
Sotto il kumicho ci sono vari komon (consulenti), Shingiin (consiglieri), kimucho hisho (segretari), kaikei (contabili e commercialisti) e wakagashirahosa (sottoposti al numero due). Poi c'è il numero tre (shateigashira), circondato da tanti shateigashirahosa (aiutanti).
E infine gli shatei (giovani fratelli e numerosi wakashu (giovanotti) o chimpira (picciotti).
All'oyabun, il padre, capo della famiglia (ikka) i kobun (figli) devono obbedienza, fedeltà e rispetto.

Il nome della ikka che non coincide con quello del capo, ha una importanza notevole ed è trasmesso attraverso un sistema di regole successorie che escludono i figli dal novero degli eredi. La stessa successione è annunciata con una certa ufficialità negli ambienti della malavita. Fino a poco tempo fa, cioè prima che entrasse in vigore la legge anti-yakuza (la legge è entrata in vigore il primo marzo 1992), era facile leggere gli ordini del giorno delle riunioni delle principali organizzazioni criminali tra gli avvisi economici dei quotidiani, oppure trovarsi tra le mani un biglietto da visita di un kobun con l'emblema a sbalzo che identificava chiaramente il gruppo di appartenenza ed il grado assunto in seno all'organizzazione. Il problema della presentazione è simile a quello della mafia siciliana.

La Yakuza ha una forma del tutto particolare di saluto e di riconoscimento. Quando due membri della yakuza si incontrano per la prima volta, ciascuno di essi assume una posizione particolare: facendo un piccolo passo avanti, piegando le gambe, posando il pugno sulla coscia destra e stendendo il braccio sinistro, il primo recita il suo luogo d'origine, quello della sua residenza attuale, il nome proprio e quello del suo oyabun in un linguaggio arcaico e ampolloso; al termine lo stesso saluto è ripetuto dal secondo (Iwai 1986, pag. 223, citato in La mafia siciliana di Diego Gambetta, Einaudi Paperbacks, Torino, 1992). Secondo Iwai questo rito è stato mutuato dagli artigiani del Giappone medievale.. Come la mafia, la yakuza ha un rituale parsimonioso: "Riso, pesce, sale e sakè sono posti nella nicchia dell'altare scintoista quando inizia la cerimonia. L'oyabun (capo) prima beve poi volge la sua tazza al kobun (novizio). Il kobun che sta per essere ammesso nell'organizzazione beve dalla stessa tazza (Iwai 1986, pag. 215). Quindi il torimochinin (l'organizzatore dell'incontro) ammonisce circa i solenni doveri del kobun: "Finchè tu tieni questa tazza, dovrai essere leale alla ikka e servire il tuo oyabun con pietà filiale. Anche se tua moglie e i tuoi figli muoiono di fame, tu devi lavorare per l'oyabun e per la ikka a rischio della tua vita. Il tuo dovere è ora di vivere con questa parentela per tutta la vita. Considera il tuo oyabun come il tuo padreterno. Non temere l'acqua o il fuoco e offriti spontaneamente per assumerti ogni compito difficile (Iwai 1986, p. 215). Quando un adepto raggiunge un certo status nella gerarchia ottiene il permesso di iniziare i suoi propri affiliati e diventare un piccolo capo. Egli annuncia il nome della sua nuova famiglia e, a seconda del suo prestigio, gli è concesso di chiamarsi capo di una "famiglia succursale" oppure di una "famiglia indipendente"; inoltre "i capi più deboli, di famiglie meno potenti, sono costantemente alla ricerca di occasioni per stringere alleanze con i capi più potenti al fine di procurarsi sicurezza e accrescere lo status e il potere delle lor famiglie". La Ikka, o famiglia, ha un nome proprio - come Sumiyoshi-ikka a Tokio - che diventa un simbolo del potere e dell'autorità del gruppo.

 

Le attivita'

Traffico di droga (anfetamine), gioco d'azzardo e riciclaggio del denaro sporco sono le voci più ricche del bilancio della Yakuza. Altre attività nella quale questa organizzazione è coinvolta sono il mercato del sesso (prostituzione, pornografia), quello cinematografico, il traffico di armi, l'usura, l'estorsione. Importantissimo è il capitolo dedicato agli investimenti ( va detto che il riciclaggio del denaro sporco in Giappone non è punito dalla legge). Oggi le maggiori entrate della Yakuza provengono dalle attività lecite avviate con i proventi dei vari traffici. Molti sono gli interessi della Yakuza nella Comunità economica europea. Nel 1980 un gruppo legato alla mafia giapponese ha acquistato una grossa quantità di azioni della compagnia francese dei petroli e della banca Paris-Bas. Contatti tra le mafie italiane e la Yakuza sono stati segnalati nei paesi dell'Est europeo, dopo il crollo del muro di Berlino. Intensi continuano ad essere gli intrecci con gli ambienti politici.

 I boss

Yoshio Kodama è considerato il "guru" della mafia giapponese. Stroncato da un infarto nel 1981, è stato l'unico capace di mettere d'accordo le varie anime della Yakuza. Sotto la sua influenza, boss rivali come Kazao Taoka, l'oyabun della Yamaguchi-gumi, e Hisayuki Machii, il coreano a ca-po della Tosei-kai, si sono stretti la mano. A lui si deve anche la tregua tra la stessa Yamaguchi-gumi da una parte e la Inagawa-kai ed i Kanto dall'altra.
YAMAGUCHI-GUMI: È il più potente sindacato del crimine organizzato giapponese, con sede a Kobe, nella parte occidentale del paese. Il simbolo è una spilla a forma di rombo che gli affiliati a questa organizzazione portano al bavero della giacca. Altro elemento di distinzione è il tatuaggio diffuso su tutto il corpo. Conta 26mila uomini. Controlla più di 2500 attività commerciali ed imprenditoriali ed ha un giro d'affari annuo che si aggira attorno ai 460 milioni di dollari. Altre importanti organizzazioni sono la Sumiyoshy-kai che conta 8.000 membri e la Inagawa-kai (7.400 affiliati).

 

Protezione

Sokaiya: In giapponese si chiama sokaiya, in italiano protezione. In Giappone come in Italia c'e' chi la vende e chi la compra. Nel febbraio del 1994 un dirigente della Fuji Photo Film Co. venne ucciso a Tokyo davanti alla sua abitazione per non essersi piegato alle richieste degli esattori della Yakuza. Il 10 giugno del 1996 tre top manager della Takashimaya, la piu' grossa catena commerciale giapponese, sono stati arrestati per aver pagato alcuni boss della Yakuza per dieci anni in cambio di protezione. In carcere e' finito anche Isao Nishiura, il capo di una delle tante famiglie mafiose giapponesi. Il sistema usato dalla Yakuza e' semplice: i suoi boss minacciano di partecipare alle riunioni annuali dei soci delle piu' importanti holding, rivelando particolari inediti sulla gestione societaria. Molti per evitare di fare notizia sui giornali pagano in silenzio, altri si ribellano; in un modo o nell'altro rischiano grosso. Fatti del genere non si verificavano da due anni. Nel 1993 per casi analoghi erano finiti in carcere un dirigente della piu' grossa fabbrica di produzione di birra del paese, la Kirin Brewery Co. ed un manager della seconda catena di supermarket del Giappone, la Ito-Yokado Co. La Takashimaya, coinvolta in questa ultima inchiesta, e' stata fondata nel 1831 inizialmente come centro per la vendita di kimono a Kyoto, l'ex capitale del Giappone. Oggi ha un fatturato che supera gli otto milioni di dollari americani ed ha punti vendita anche in Taiwan, Singapore, New York e nelle Hawaii.

Tratto da www.nicaso.com